Mamme in carriera.

Precorrendo i tempi senza sapere di farlo, mio padre mi diceva quando ero piccola: studia. Tanto. E poi trovati un lavoro, che devi essere indipendente, tu. Una ragazza in carriera.

Oggi le ragazze lavorano, spesso full time, e devono trovare affannosamente un equilibrio tra il lavoro e la loro vita. Dire vita “privata” mi fa un po’ ridere, perché mi fa pensare alla vita privata di Superman, o di Nelson Mandela. Poi c’è chi parla non di una separazione tra queste 2 vite, ma di un loop, perché sei sempre tu che vivi la tua vita, e questo loop non finisce mai. Io più che loop, verso il giovedì sera lo chiamerei già vortice, perché mi sento in un tornado di impegni, scadenze, persone da richiamare e zainetti da preparare. Zainetti? Sì, perché tutto si complica quando da ragazza-in- (pseudo-? Forse-?) carriera ti trasformi in una mamma-in-carriera.

L’equazione tipica prevede che aggiungendo a carriera la parola mamma, la carriera più o meno svanisca. È sempre così? Per tutte? Credo di no, ma bisogna ancora fare dei passi enormi per far capire al mondo che la cosa più importante che accade ad una mamma-in-carriera non è perdere i colpi, ma acquisire nuove potenzialità e capacità.

Ma quali sono queste potenzialità che una mamma-guerriera-di-luce acquisisce?

Leadership. Grazie al fatto che la famiglia diventa dall’oggi al domani (certo con 9 mesi di congruo preavviso) una roba da 3 giocatori in su, ci si ritrova a capo di qualcosa. Una specie di piccola tribù. Anche se tu sei una gregaria, o non ti piace prendere decisioni, bè ragazza mia, le devi prendere e ti devi imporre. Insomma ti trasformi in un piccolo leader. Una creatura dipende da te, vuole solo te, ha bisogno di te e sta bene solo tra le tue braccia. Tu ti senti responsabile perché lei ha letteralmente messo la sua piccola vita fra le tue mani. Tu. Sei. Il. Capo. Punto. Devi decidere se prenderà il latte materno (tanto, chi lo fa? Tu!) o quello artificiale. Quando dovrà assumere delle medicine, dovrai scegliere tra i generici o i “firmati” (per i bambini si scelgono sempre i firmati anche se per te prendi i generici, che non si sa mai che ci possa stare dentro). Quando farà i capricci, anche se il suo pianto ti smuove il sistema nervoso come un martello pneumatico, dovrai fare la dura e ribadire che non può avere un lecca-lecca per cena. Devi resistere per contrastare un nemico silenzioso: la carie! E infine dovrai decidere se farle/fargli indossare la felpina o no, perché fa freschetto ma se poi suda è peggio: si ammala e sempre tu te ne dovrai occupare. Ma tu hai le spalle larghe. Tu sei il leader supremo e non metterai la felpina a tua figlia, in barba alle critiche. Perché tu decidi e tu affronti le conseguenze delle tue decisioni. Olè! Capacità di leadership aumentata del 40%.

Mediazione. La mamma è sempre la mamma. Ma il tuo partner vorrà avere voce in capitolo, anche se non si sveglia lui alle 4 del mattino per la poppata notturna che ti sfianca come una marciata durante la Campagna Russa. Lui è il padre e ha anche lui il sacrosanto diritto divino di parlare (anche se tu sotto sotto potresti pensare che ne ha meno di te). Uno dei due, quando sarete in contrasto, dovrà soccombere. Ma senza che la famiglia si divida per la felpina, o per la temperatura espressa in gradi Celsius del latte, possibilmente. E come per magia, mesi dopo ti renderai conto (se sarete riusciti a non divorziare) che sono aumentate le tue capacità di mediazione. Questa capacità aumentata passerà inevitabilmente per strepiti minacce e musi lunghi, ma poi si affinerà e ti renderà la regina della diplomazia. Praticamente un Otto Bismarck. Attenzione: se il tuo partner è un commerciale di esperienza, anche le sue arti si affineranno e potrebbe infinocchiare te, pilotandoti alla felpina di cui sopra. Non cedere. No felpina. Tu sei il leader. Mediare senza soccombere.

Gestione della crisi. Nel frattempo, la creatura cresce e con lui/lei cresceranno le crisi isteriche. Non tutti sanno che i bambini, in particolare tra i 2 e i 3 anni, hanno delle crisi isteriche da manicomio criminale. In UK li chiamano tantrum. Sempre in UK, tale è lo sconforto dei genitori devoti a Sua Maestà nell’affrontare questi tantrum, che si sprecano i  siti e i manuali dedicati ai consigli di gestione del pupo nell’età di massima manifestazione del fenomeno: i terrible 2 appunto. Vi assicuro che un bambino quando ha queste crisi ti devasta psicologicamente. Mia figlia aveva dei tantrum tanto inspiegabili quanto inarrestabili. Degli tsunami. Bastava che non riuscisse a pettinare una bambola, o che il biscottino della colazione fosse sbeccato ad un angolo. Succede, dopotutto sono biscotti, mica mattoni: si possono anche sbeccare nella busta. Lei ha il tantrum, e tu impari la gestione della crisi. Nei livelli più avanzati, impari la gestione della crisi in pubblico. E dopotutto, la gestione della crisi non è uno dei compiti precipui del top manager? A noi è capitato di dover fuggire da supermercati e locali, perché non eravamo preparati a gestire la situazione. Non so se oggi troverei modi più efficaci per prevenirla, di sicuro io e mio marito abbiamo raggiunto livelli di pazienza gandhiana e abbiamo imparato ad intenderci con uno sguardo per risolvere al volo la situazione. Lo sguardo diceva: ormai non c’è niente che possiamo fare. Scappiamo!

La super-energia. Quante sere, prima di avere mia figlia, passate pigramente sul divano tra smartphone e tv. A stento mi preparavo una tisana. Mi chiedevo spesso come avrei mai fatto ad accudire un bambino. Quale argano mi avrebbe mai alzato da quel divano? E invece, scopri che quando il dovere ti chiama, tu rispondi. Ce la fai. Fai di tutto e di più. A qualsiasi ora. E riesci anche a sorridere. Sarai più stanca? Certo! Ma ti organizzerai meglio, incastrerai tutto, e il lavoro non ne risentirà. Tu sì, non ti credere. Sarai stanca come se ti fosse passato sopra un treno. Ma ce la farai lo stesso. L’amore tutto può.

 Una mamma in carriera non necessariamente deve farsi da parte sul lavoro. È vero,  si arriva a fine giornata stravolte, il lavoro va avanti e tu gli corri dietro,  tua figlia ha smesso di  gattonare e corri  dietro pure a lei. Ma le soddisfazioni ci sono,  ti rendi conto che  sei diventata una persona migliore,  perché gli eventi ti hanno gentilmente  invitata  (o costretta) a farlo, e sai bene che fra qualche anno tua figlia non avrà più così bisogno di te,  e tu riconquisterai i tuoi spazi. Di sicuro ripenserai con dolce malinconia a quando lei non poteva aprire un barattolino dal tappo ostinato senza di te. Non perché proprio non ci riuscisse, ma perchè voleva vicino la sua mamma, appena tornata dal lavoro,  scompigliata, sfatta, ma felice, che era tornata a casa e aveva fatto anche qualcosa di utile.

 

Photo Credit: http://www.stocksnap.io

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