ragazza legge sdraiata su un libro fatto di prato

Audible, odi e amo.

Ho ceduto. Audible anch’io. Gli audiolibri, che mi sono sempre sembrati roba da sfaticati perdigiorno, sono entrati nella mia vita, nel mio smartphone e nella mia auto. Ogni giorno per poco più di un’ora le mie 4 ruote diventano una biblioteca errante. Si legge. O meglio, si ascolta.

Ho dovuto cedere, perché non ho tempo di leggere. Non prendo il treno né il pullman. Non ho la classica oretta prima di andare a letto. Non posso leggere sul divano mentre guardo per la 154° volta Rapunzel con mia figlia che mi salta addosso. Se ho un briciolo di tempo devo fare sport altrimenti cado a pezzi. Il tempo per l’amico libro proprio non c’è. Non c’è stato nemmeno in vacanza. Il mio cervello nell’inconscio lo sapeva e mi ha fatto dimenticare a casa i 2 libri da finire. Peccato, avrebbero respirato un’aria diversa anche loro. Magari gli avrei fatto abbronzare le pagine. Ma di sicuro non li avrei finiti. La vacanza al mare si è svolta con le stesse modalità della vita di tutti i weekend: in ritardo per tutto, il fiatone anche a colazione. Oggettivamente ho realizzato che non ho tempo di leggere. Non ho tempo, e non ci si può fare niente.

Spesso “non ci si può fare niente” è la frase che ti dici quando ti rassegni a non cercare una soluzione.

La soluzione c’era. E proprio come nei migliori libri di marketing, le mie amiche tecnologiche, le adattatrici precoci, hanno attuato il classico passa-parola. Lodando i favolosi vantaggi degli audiolibri hanno acceso il mio interesse e mi hanno fatto trovare la soluzione al mio problema. Ma come avevo fatto a non pensarci io?

Audible, ti amo.

Ti amo perché grazie a te sono finalmente tornata a leggere riempiendo uno spazio vuoto della mia giornata. La mia ora in auto da sola, nei 4 tragitti casa-lavoro-lavoro-casa, è la mia oasi di ascolto. Questo viaggio inutile e solitario è diventato uno degli appuntamenti più attesi della giornata. Non vedo l’ora di mettermi in auto. Sto a 1000. Adesso leggo, adesso leggo, adesso leggo! Ho abbandonato l’autoradio a tutto volume per recuperare il piacere di leggere. Non è poco aver trasformato un’ora della tua giornata da buco senza senso a momento felice.

Ti amo perché se il libro non mi piace, non ho buttato soldi, ma solo memoria sullo smartphone. A seconda della delusione causata, mi limito a cancellarlo e sconsigliarlo alle amiche, o addirittura nei casi estremi posso vendicarmi con una recensione al vetriolo che faccia passare all’editore la voglia di pubblicare ciarpame (non voglio che passi ad un autore la voglia di scrivere. James Altucher dice che molte buone idee sono rovinate da pessimi editor. E io credo a James).

Ti amo perché sei una scelta ecologica, e anche questo è un bel plus. No carta, no ingombro, no niente. Gli alberi ringraziano.

Ti amo perché per un serial reader sei la manna dal cielo. Prezzo popolare (per un mese intero, poco più della metà di un libro appena uscito) e letture illimitate. Inutile dire che si paga da solo.

Ti amo perché puoi scegliere la velocità. Da lettura-bradipo a velocità Chipmunk (ma chi la usa? Gli extraterrestri?) si va da 0,5 a 3. Io uso un timido 1,2. Le cose le voglio capire. Io ho i miei tempi.

Ma io, caro Audible, ti odio anche… Sì ti odio. Tanto.

Ti odio perché mi travolgi di emozioni e per colpa tua, arrivo in ufficio devastata perché mentre guidavo, è morto il fratello della protagonista. Così, all’improvviso. Lui con la gola tranciata dal filo spinato. Io scendo dall’auto con gli occhi lucidi. Qualcuno mi chiede perché. Quando sarò triste per davvero, nessuno mi prenderà sul serio.

Ti odio perché sei smaterializzato come un ectoplasma. Sei come il bancomat contro i contanti. Con questo sistema non hai la percezione di quanto leggi: non ti dava una soddisfazione immensa misurare quel pacchetto di pagine lette tutte d’un fiato in un giorno? Ora non puoi più farlo. Jeff Bezos lo sa, e ha creato i badge: i tuoi traguardi virtuali. Altrimenti come lo misuri il pacchetto di pagine? Abbiamo il Disciplinato. Il Mordi e Fuggi. Lo Stacanovista. Il Maratoneta. Il Lunatico. Me li appioppi, così all’improvviso. E mi dici: vantati pure! Mandalo agli amici. Ma questa è pubblicità gratis. E no Jeff. Tu puoi spendere per la pubblicità: fattela tu.

Ti odio perché la mia libreria non si arricchirà dei libri che sto leggendo. Non parlerà più di me. Non avrò più la bacheca dei trofei, come tatuaggi che raccontano la tua storia senza parlare. Non avrò più ricordi da guardare. Non scriverò più sui libri quando li ho comprati, con la matita leggera sulla quarta di copertina. E ti odio perché non potrò più sgattaiolare tra gli scaffali della libreria con il libro in mano, le pagine lette qua e là per capire se mi possa piacere. La piacevole sensazione del libro tra le mani è solo un lontano ricordo. I tuoi audiolibri sono come le foto dello smartphone che non stampi mai. Il digitale contro l’analogico. Lo svapo al posto della sigaretta. Ti manca il gesto, la postura, il tatto. Non è la stessa cosa. Non può esserla.

Ti odio perché sotto sotto, mi chiedo se venga meno l’eroismo del leggere, insito nella fatica profusa e nel tempo esclusivo dedicato, visto che ora mi limito ad ascoltare. Ascoltare non è faticoso, consente il multi-tasking (posso guidare, spolverare, ritirare i panni, passarmi la piastra ai capelli, mettere lo smalto e sentire la teoria della relatività. Tutto insieme!) e sorprendentemente, se per caso riascolti quello che hai già letto, te lo ricordi persino. Ma perché a scuola dopo 10 minuti partiva il deficit dell’attenzione?

Eppure, caro Jeff, promosso. Anche stavolta hai fatto centro e stai invadendo, dopo gli adattatori precoci, quelli più restii alle novità e all’abbandono delle vecchie abitudini. Senza di te non avrei più letto per molti anni ancora. Diciamo fino ai 12 anni di mia figlia.

Photo Credit: Matt LightJam  (Mattia Merlo) on Visual Hunt / CC BY

 

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