Né tutto bianco, né tutto nero: SEO, il giusto equilibrio.

Se fate blogging avrete sentito parlare di SEO. E quando si parla di SEO c’è chi vede tutto bianco e chi vede tutto nero. Ma di che si tratta esattamente?

L’ottimizzazione per i motori di ricerca, che in inglese suona molto più cool (Search Engine Optimization) è l’insieme delle tecniche e strategie utilizzate per migliorare il posizionamento di un sito internet nelle classifiche dei motori di ricerca.

In 4 parole? Farsi trovare da Google.

Bello. Come si fa?

Ci sono molti modi fare SEO. Diciamo che possiamo dividere i compiti in “squisitamente informatici” (ottimizzare la struttura del sito/dei codici HTML/velocizzare la risposta del sito ecc) e compiti volti a ottimizzare i contenuti testuali in tutte le sue forme. Lasciamo da parte i primi (è pieno di siti e tutorial e se non ne avete abbastanza, gli stessi che hanno messo online video e tutorial faranno per voi tutto ciò che volete: basta pagare il servizio) e preoccupiamoci di cosa possiamo fare noi per il nostro contenuto.

Il primo step da cui partire è l’accurata ricerca delle parole-chiave da usare nel testo. Presupponendo che il blogger medio non abbia a disposizione lo staff di un ufficio marketing, ma solo il suo cervello (pieno di idee), il suo pc/smartphone (pieno di giga) e il suo tempo (poco, pochissimo), la ricerca delle parole-chiave su cui puntare può essere effettuata con i tool dedicati, ad esempio Ubersuggest, di quel geniaccio di Neil Patel. E’ semplicissimo da usare: digiti le parole-chiave da utilizzare e lui ti restituisce non solo il numero di volte in cui le parole sono state cercate dagli utenti della rete (volume di ricerca) e la SEO difficulty (quanto è difficile far posizionare una pagina per la ricerca immessa, il tutto espresso in 3 colori: rosso, giallo, verde), ma suggerisce anche frasi o altri vocaboli collegati al termine cercato. Non per niente si chiama Ubersuggest, “suggerire oltre”.

Ci sono altri tool a pagamento, dedicati ad aziende o professionisti, come Google Ads , ma per chi scrive su un blog personale Ubersuggest è più che sufficiente. 

Secondo gli esperti di comunicazione, digital marketing e simili, se scrivi online devi usare la SEO. Per forza. Sempre. E in più punti del testo. Melius abundare quam deficere.

Ma a molti non piace l’idea di artificializzare i propri contenuti ricorrendo a tecniche SEO.

E allora, che si fa?

A me piace molto il punto di vista esposto da Roberto Skande Scandellari, giornalista, scrittore e blogger , che è dell’avviso che se non usarla affatto ci possa precludere delle possibilità, è anche vero che usarne troppa possa rovinare un buon testo. In un suo post (Blogger rovinati dalla SEO) parla per l’appunto di un blogger (senza farne il nome né citare l’argomento del testo per non renderlo identificabile: signori si nasce) che aveva avuto l’intuizione felice di scrivere un titolo fantastico, scegliendo un argomento di grande presa, ma aveva rovinato il testo infarcendolo di parole SEO a tutti i costi, allungandolo inutilmente e annoiando il lettore. Risultato: il post si è banalizzato da solo, in bella mostra in una vetrina virtuale di un negozio in cui tutti entrano e nessuno legge fino alla fine. Vincendo la gara di Google ma non convincendo chi leggeva.

Che succede se le mie aspettative di avida lettrice, magari alla ricerca di nuove idee o della soluzione ad un quesito specifico, vengono deluse da un post che promette faville, ma tra le cui righe, sotto la SEO non c’è nulla? Di sicuro dopo poco smetterò di leggere. Perderò fiducia in quell’autore, perché mi sentirò presa in giro. Mi aveva promesso un bel post, e invece voleva solo abbagliarmi con un po’ di SEO. Difficilmente tornerò a leggerlo. Cataloghiamo molto velocemente le esperienze negative e molto di rado torniamo indietro sui nostri giudizi.  

In conclusione, l’utilizzo della SEO è un valido aiuto, in primis nello scegliere le parole-chiave giuste per valorizzare il nostro post e strizzare un occhio ai motori di ricerca. Nello scegliere quali e quante parole-chiave usare, non dimentichiamoci però che siamo esseri pensanti e scriviamo per farci leggere da altri esseri pensanti, cca nisciun è fess! Se chi ci trova scopre che il nostro post è sì tra i primi risultati, ma resta deluso da un testo povero e infarcito di parole banali e ripetute, senza che le idee vengano esposte in maniera chiara  e convincente, sarà difficile che ci dia di nuovo fiducia. Cerchiamo di trovare un buon compromesso e iniziamo a usare la SEO per gradi, e senza dimenticarci di scrivere bene. Iniziamo dal titolo, dall’excerpt di WordPress, dagli alt-tag delle foto, dai tag del post, dalle cose più semplici. Magari anche una per volta. Senza fretta. La pratica rende perfetti. E non sacrifichiamo mai, mai, mai le nostre belle idee all’apparenza.

Scriviamo, scriviamo, altrimenti siamo perduti!

(Parafrasando Pina Bausch…)

 

 

 

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